Martedì 17 febbraio nell'aula del Consiglio regionale della Lombardia si voterà per il tanto discusso referendum sull'autonomia della regione. Il testo del quesito che potrebbe essere sottoposto ai cittadini lombardi tra aprile e giugno è il seguente: "Volete voi che la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per chiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione?". Un testo che non cita lo statuto speciale, iniziale richiesta della Lega, e che infatti il governatore lombardo Roberto Maroni vorrebbe rivedere in maniera che fosse più incisivo.

Decisivo sarà l'appoggio dei Cinque stelle.

Dall'altra parte, però, c'è da considerare il parere del Movimento 5 Stelle: per far passare il referendum serve la maggioranza dei due terzi del Consiglio. Con il centrosinistra fermamente contrario, il Carroccio strizza l'occhio proprio ai grillini, che in vista di un possibile voto favorevole hanno già ottenuto alcune condizioni: l'adozione per la prima volta del voto elettronico e la possibilità – che probabilmente sarà inserita all'ultimo – di poter votare il referendum in autunno. Restano, comunque, i nodi dei costi: la giunta ha già stanziato per il referendum 30 milioni di euro, cifra che secondo i grilllini potrebbe scendere proprio con l'adozione della consultazione online. L'opposizione, comunque, invita i 9 consiglieri Cinque stelle a "fermare questo spreco di denaro e di tempo che serve solo alla propaganda della Lega", come ha detto il capogruppo del Pd in Regione Enrico Brambilla. "Maroni a norma di legge può chiedere già oggi maggiori competenze per la Lombardia. E invece preferisce la strada inutile, lenta e costosissima di un referendum consultivo che, se prevalessero i sì, avrebbe come unico risultato che il Consiglio regionale dovrebbe fare tra qualche mese ciò che può già fare oggi a costo zero", afferma Brambilla.

Qualora venisse approvato il referendum, il voto dei cittadini lombardi dovrà essere comunque tenuto in considerazione. Trattandosi di un referendum consultivo, e non abrogativo, lo statuto non prevede infatti il raggiungimento di un quorum.