Per conoscere nei minimi dettagli i conti dell'Expo 2015 bisognerà attendere il prossimo giugno. La notizia, emersa al termine della commissione comunale congiunta tra Expo 2015 e le società partecipate (tra cui il Comune di Milano), è stata riportata dal presidente del Consiglio comunale Basilio Rizzo, candidato a sindaco alle prossime elezioni con la lista Milano in Comune. Rizzo ha espresso la propria indignazione per il rinvio della presentazione del bilancio dell'Esposizione universale a dopo le elezioni, la cui prima tornata è fissata il prossimo 5 giugno (con eventuale ballottaggio in programma il 19): "Expo è stato sicuramente l'evento più importante svolto in questi cinque anni di amministrazione – ha spiegato a Milano Fanpage.it – e non presentare il conto prima delle elezioni è sicuramente un errore".

Rizzo: "Non presentare il conto di Expo prima delle elezioni è un errore"

Per Rizzo, che sull'Esposizione universale ha sempre avuto una posizione critica, con frequenti attacchi sulla scarsa trasparenza relativa anche ai dati sui visitatori, la mancata presentazione del bilancio ad aprile, come normalmente avviene per le società per azioni, è indice di "scarsa sensibilità democratica": "Bisognava a tutti i costi chiudere questo bilancio in fretta".

Anziché avere notizie certe sui conti, la società Expo 2015 ha battuto cassa: come già anticipato sono state avanzate richieste ai soci per 48 milioni di euro, necessari per coprire le spese del primo semestre del 2016. La quota che spetta a Palazzo Marino è di 8 milioni di euro, quattro da versare subito e altri quattro nel caso in cui il piano di messa in liquidazione della società non vada avanti. Proprio sul fronte dell'impegno del Comune in Expo Spa e in Arexpo – la società che dovrebbe gestire il post Expo e che è proprietaria dei terreni del sito di Rho-Pero -, Rizzo ha avanzato la proposta di vendere le quote di proprietà di Palazzo Marino al ministero dell'Economia e delle finanze: "Con i soldi recuperati, circa 31 milioni di euro, potremmo intervenire sulle case popolari, ristrutturando circa duemila alloggi di edilizia residenziale pubblica. Un intervento non solo a favore di chi non ha un'abitazione, ma anche a miglioramento della qualità della vita degli altri abitanti delle case popolari".