Alessandra andava a lavorare in treno, a Milano, e sua madre Laura aspettava la sua chiamata ogni giorno. Che arrivava puntuale, prima di timbrare, come tutti i giorni. Perché se lo erano promesso, che non si sarebbero mai lasciate sole. Come tutte le madri e tutte le figlie. Ma giovedì non è stata la solita chiamata: è stata l'ultima. Il 25 gennaio Alessandra Pirri era sul treno dei pendolari partito da Cremona, che a Pioltello si è schiantato, è deragliato senza darle scampo. E Alessandra ha avuto tempo per potersi rendere conto di tutto: il treno fuori dai binari, la sua vita fuori controllo. Lo schianto, le urla. La morte su quei binari che stavano per essere riparati.

Ne parla per la prima volta la madre Laura, di Capralba (provincia di Crema) ai microfoni di Fanpage.it. Lo fa con un dolore composto eppure profondissimo, mozzafiato. Lei, la sua Alessandra, era la figlia grande, la prima di due sorelle, con il sorriso sempre stampato sul volto e la vita scandita dalle cose semplici: il lavoro, la riservatezza, il legame forte con gli affetti più cari. L'ha chiamata per chiederle aiuto, quel giorno, mentre il treno deragliava. Poche parole e un grido disperato: "Mamma aiuto, il treno va fuori dai binari". Poi il silenzio. E una corsa disperata sul luogo dell'impatto temendo il peggio e sperando di sbagliare, ad aspettare la conta dei feriti, di chi se l'è cavata e di chi invece non ce l'ha fatta. Ci vuole tempo anche per capire che Alessandra non arriverà più, che occorrerà cercare altrove un corpo martoriato: "L'ho rivista all'obitorio, mia figlia", dice Laura, occhi bassi e una sottile lacrima che le attraversa il volto.

La voce fioca si fa vigorosa al pensiero che la disgrazia sarebbe potuta essere anche peggiore:"Se a schiantarsi fosse stato il treno verso Crema, nel senso opposto, avrebbe certamente falciato decine di ragazzi in viaggio verso la suola. Sarebbe stata una strage degli innocenti". Mamma Laura, che ci ha aperto le porte di casa sua, adesso chiede verità, trasparenza. "Chiedo che venga fatta giustizia – ci spiega -, anche se ormai la mia bambina non me la restituirà più nessuno". Lo sfogo che precede un momento di debolezza. "Alessandra non amava apparire. Ma non vogliamo che si smetta di parlare di lei, che ci si stanchi di parlare delle vittime. Serve conoscere la verità, andare a fondo di quanto è successo su quei binari". Lo sfogo che prova ad arginare i ricordi. Indelebili. Di quegli attimi in cui la vita di Laura di colpo si è fermata, insieme a quella di sua figlia. La più giovane tra le vittime.