Palazzo esploso a Milano, i periti: “Micaela ha evitato una catastrofe ben peggiore”

"Micaela ha chiuso il gas e ha evitato conseguenze anche peggiori". Micaela Masella è morta nell'esplosione della palazzina di via Brioschi a Milano provocata, dicono i pm, dal marito Giuseppe Pellicanò. Secondo l'ingegnere Livio Colombo, uno dei consulenti tecnici nominati dal procuratore aggiunto Nunzia Gatto e dal pm Elio Ramondini, la donna ha evitato una strage peggiore chiudendo la valvola dell'impianto in cucina dopo essersi accorta della fuga di gas. Se non l'avesse fatto, scrive il perito, sarebbe potuto divampare un incendio gigantesco.
I periti: "Esplosione accuratamente provata e preparata"
Nella relazione tecnica viene evidenziato come Pellicanò, nei giorni precedenti, abbia provato a provocare un'esplosione. Infatti una "prima copiosa fuoriuscita di gas è avvenuta anche tra le 6 di giovedì (tre giorni prima dell’esplosione) e le ore 6 del venerdì, e una testimonianza riferisce che, nelle prime 10 ore circa di quell’intervallo di tempo, né la Masella, né le due figlie, erano in casa", sostengono i tecnici. Un primo tentativo che potrebbe "essere servito ad allentare una prima volta il raccordo del piano cottura, per poterlo poi successivamente manovrare con la sola forza delle mani, senza dovere più ricorrere all’utilizzo di utensili per compiere questa operazione in modo più silenzioso, in modo che nessuno sentisse nel cuore della notte".
Secondo il perito l'esplosione è stata "accuratamente provata e preparata" ed è "impossibile pensare che chi l’abbia effettuata non ne prevedesse le possibili conseguenze". Il tubo del gas sarebbe stato svitato intorno alle due di notte e quindi la fuga di gas sarebbe durata circa sette ore. "In un imprecisato istante, poco dopo, un qualche innesco, del quale non è possibile individuare la natura e la posizione, ha prodotto l’accensione della miscela esplosiva di gas e aria", si legge ancora nella relazione. Nell'aria dell'appartamento c'erano circa 45 metri cubi di gas che hanno provocato una serie di "esplosioni a catena".
La mattina della strage, il 12 giugno, i vigili del fuoco trovarono Pellicanò vivo "avvolto in un materasso di un divano letto", come se si fosse preparato all'esplosione. Quel giorno è morta Micaela e altri due giovani vicini di casa, Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi. Le figlie di Micaela e Pellicanò sono rimaste gravemente ustionate.
