Milano, scoperto il mercato nero dei gratta e sosta: tagliandi venduti da abusivi
La polizia locale di Milano avrebbe scoperto un vero e proprio mercato nero dei tagliandi gratta e sosta, che servono per pagare il parcheggio nelle zone a pagamento. Si tratta al momento di un'ipotesi di reato – truffa ai danni dell'azienda dei trasporti Atm che gestisce il sistema dei tagliandi per la sosta -, che dovrà essere verificata dalla procura. La ricostruzione della vicenda è riportata dal Corriere della sera. Secondo quanto riportato dal quotidiano, i sospetti della polizia locale sarebbero emersi nel 2013, dopo che alcuni agenti avevano scoperto e denunciato un parcheggiatore abusivo albanese che vendeva gratta e sosta regolari. Mentre i vigili procedevano con la denuncia dell'uomo, sul cellulare di quest'ultimo sarebbero arrivati degli strani sms da parte di un edicolante e di un tabaccaio: entrambi chiedevano all'uomo alcuni pacchi di tagliandi per la sosta.
A Milano il mercato nero dei gratta e sosta: ecco come funziona
Da questo episodio la polizia locale ha ricostruito tutti i giri del mercato nero dei gratta e sosta, che sarebbe iniziato verso il 2012, ossia quando il sistema di rivendita dei tagliandi è passato da alcune cooperative di parcheggiatori, che lo esercitavano in monopolio, a gare assegnate tramite appalto. Per capire bene come funziona la presunta truffa bisogna fare un passo indietro. Da quando la rivendita dei tagliandi è gestita tramite appalto, ci sono due canali di distribuzione: uno tramite le cooperative di parcheggiatori, che spuntano da Atm uno sconto maggiore sui tagliandi (25 per cento) perché devono pagare i dipendenti. L'altro tramite i rivenditori autorizzati (edicole, tabaccai, bar), che avendo meno spese hanno una percentuale di guadagno minore su ogni tagliando (3 per cento). I due canali dovrebbero rimanere separati, ma secondo la polizia locale non lo erano, anzi: l'ipotesi da verificare è che le cooperative di parcheggiatori abbiano continuato ad acquistare grandi quantità di tagliandi a prezzo scontato del 25 per cento, per poi però piazzarli in tre mercati "paralleli": parcheggiatori abusivi, rivenditori autorizzati (ma che in questa maniera spuntavano un guadagno maggiore) e rivenditori non autorizzati. Da questo sistema sarebbero derivati mancati introiti alle casse dell'azienda dei trasporti.
Fin qui le ipotesi: adesso, come detto, spetterà alla procura valutare la consistenza degli elementi forniti. Non si tratta affatto di un passaggio scontato: già nel 2014 un giudice per le indagini preliminari non aveva ritenuto sussistenti gli elementi d'accusa.