È stato oggi, domenica 24 settembre, il giorno dell’ingresso nella diocesi del nuovo arcivescovo di Milano Mario Delpini. “Fare il vescovo di Milano non è un’impresa per eroi solitari”, sono state le prime parole di monsignor Delpini. La prima tappa di giornata per lui è stata Sant’Eustorgio, seguita dal Duomo, dove è entrato applaudito insieme al suo predecessore, Angelo Scola.

Al Duomo Delpini è stato accolto dal prefetto Luciana Lamorgese, dal presidente della regione Lombardia Roberto Maroni, dal presidente del consiglio regionale Raffaele Cattaneo. A Sant’Eustorgio era invece stato accolto dal sindaco di Milano Beppe Sala. Al Duomo è stata chiusa la fermata della metropolitana per motivi di sicurezza: piazza transennata e ai varchi controlli con il metal detector. In piazza, inoltre, sono stati allestiti due maxi-schermi.

Il nuovo arcivescovo ambrosiano ha chiesto di usare i termini “fratelli e sorelle” per tutti i fedeli, comprendendo inoltre anche gli atei e coloro che credono in altre religioni, come quella islamica. “Anche a loro mi rivolgo con una parola che è speranza di percorsi condivisi e benedetti da una presenza amica di Dio”, ha detto aprendo a tutte le confessioni religiosi che convivono a Milano.

Il messaggio di Delpini è stato rivolto anche ai suoi predecessori, dei quali vuole continuare l’opera “in comunione affettuosa, coraggiosa e grata con il santo Padre, Papa Francesco”. “Possiamo fare memoria della responsabilità missionaria – ha aggiunto – che ha caratterizzato il magistero dei Vescovi degli ultimi decenni proprio a 60 anni dalla conclusione della missione di Milano indetta e vissuta da Giovanni Battista Montini nel 1957”, prima che divenisse Papa Paolo VI.

L’arcivescovo di Milano ha poi espresso il proposito di “praticare uno stile di fraternità che considera la comune condizione dell’essere figli dell’unico padre”. Delpini ha poi aggiunto: “Desidero che si stabilisca tra noi un patto, condividere l’intenzione di essere disponibile all’accoglienza benevola, all’aiuto sollecito, alla comprensione, al perdono, alla correzione fraterna, al franco confronto, alla corresponsabilità lungimirante”.