Ancora cattive notizie dai tribunali per l'ex tesoriere delle Lega. Francesco Belsito è stato condannato ieri a sei mesi di reclusione, con pena sospesa, e a risarcire con 100.000 euro Roberto Maroni. La Corte d'Appello di Milano ha confermato quanto stabilito già in primo grado nel procedimento che vede Belsito imputato per diffamazione. Il tesoriere del partito all'epoca di Bossi, in un'intervista, aveva accusato l'ex governatore della Regione Lombardia, di essere stato il destinatario di una tangente da 54 milioni di dollari in relazione a una commessa libica. Un'accusa che costò a Maroni un'indagine per corruzione internazionale.

I legali di Belsito Alberto Ramin e Antonio Gallinaro appreso della sentenza hanno comunicato che ricorreranno fino all'ultimo grado di giudizio, appellandosi alla Corte di Cassazione ritenendo il giudizio nei confronti del loro assistito "ingiusto" in quanto non ci sarebbero "i presupposti per una condanna". Soddisfazione invece è stata espressa dall'avvocato Domenico Aiello che rappresenta Maroni nel processo: "Dalle dichiarazioni di Belsito sentito dal pm Eugenio Fusco nacque l'indagine Finmeccanica contro Maroni per corruzione internazionale, intercettò tutto il suo staff e alla fine contestò le assunzioni in Expo. Le conseguenze politiche e giudiziarie delle dichiarazioni di Belsito sono andate ben oltre questo processo per diffamazione".

Lo scorso 6 agosto Francesco Belsito e Umberto Bossi sono stati prosciolti dalla Corte di Cassazione per il reato di truffa, dichiarato prescritto, nell'ambito del processo sui 49 milioni di euro di rimborsi elettorali della Lega. L'ex tesoriere rimane invece responsabile del reato di appropriazione indebita. Confermata invece la confisca dei 49 milioni.