Una foto del suo cadavere: così i prof hanno saputo della morte di Domenico

Stavano facendo colazione i suoi professori, quando hanno appreso la notizia. Alcuni addetti dell'albergo avrebbero mostrato loro una foto del corpo senza vita di Domenico Maurantonio. Così gli insegnanti del ‘Nievo' che accompagnavano la classe del ragazzo in gita a Milano, avrebbero saputo della morte del loro allievo. Uno dei professori, docente di storia dell'arte, ha avuto un malore ed è stato portato in ospedale. Intanto continuano le indagini sulla morte dello studente padovano precipitato dal quinto piano dell'Hotel ‘Da Vinci'. Questa mattina, in questura a Padova, sono stati sentiti alcuni suoi compagni di classe. Si tratta di giovani gia' sentiti dalla polizia nell'immediatezza dei fatti, a Milano. Al momento non si sono appresi particolari sull'esito delle testimonianze. L'obiettivo sarebbe quello di far emergere nuovi particolari sulle ore che hanno preceduto la tragedia e verificare eventuali incongruenze nei racconti degli studenti fin qui acquisiti. Gli investigatori rimangono in attesa delle analisi tossicologiche ma si sta facendo largo la pista che porta a un tragico scherzo finito male. Al ragazzo, si vocifera, potrebbe essere stata somministrata una dose di lassativo.
La madre: "Se fosse rimasto a casa sarebbe vivo"
Antonia Comin, la madre di Domenico Maurantonio, è piena di rabbia. Non ha mai creduto all'ipotesi del suicidio e dà la colpa di quanto accaduto al suo Domenico alla scuola, a chi avrebbe dovuto averne cura, lei che da vent'anni insegna in un liceo scientifico, una professoressa che ama il suo lavoro.
Così si sfoga su Facebook senza mezzi termini: "Ho affidato il mio unico figlio, sano e in buona salute, all’Istituzione Scolastica. L’ho affidato per un’uscita con pernottamento. Mi verrà consegnato, cadavere tra alcuni giorni. Ho trascorso questi ultimi vent’anni amandolo, curandolo, ascoltandolo, condividendo con lui le sue conquiste, le sue gioie, i suoi insuccessi; sostenendolo e costruendo con lui ogni momento, perché acquisisse solide radici ma anche valide ali per volare. L’hanno lasciato morire, solo e nell’indifferenza generale. Non ci sono lacrime né parole che possano esprimere il vuoto, la privazione, l’assurdità di tutto, il silenzio innaturale, il dolore. Grazie a voi tutti. Se fosse rimasto a casa, sarebbe vivo. Avremmo chiamato l’ambulanza".