La Cassazione: niente sorveglianza speciale per l’ex boss di Buccinasco Rocco Papalia
La Corte di cassazione ha stabilito che non ci sono le condizioni perché Rocco Papalia, per anni ritenuto figura ai vertici della ‘Ndrangheta al nord, sia sorvegliato speciale. La Suprema corte ha ritenuto inammissibile il ricorso che era stato presentato dalla procura generale di Milano. Già nell'ottobre 2017 la Corte d'appello di Milano aveva ritenuto il vecchio boss di Buccinasco (comune dell'hinterland di Milano definito anche la Platì del Nord) non più socialmente pericoloso, revocando la misura di sicurezza della sorveglianza speciale. La procura generale, nella persona del sostituto procuratore generale di Milano Laura Barbaini aveva presentato ricorso, respinto dagli ermellini. Quello che negli ambienti malavitosi era ritenuto il vecchio padrino di Buccinasco è stato scarcerato nel maggio del 2017, dopo 26 anni di reclusione. La Corte di cassazione ha ritenuto quindi non necessarie ulteriori misure di sicurezza nei confronti dell'ex boss, poiché non sussistono prove tangibili della sua pericolosità speciale.
No alla sorveglianza speciale per Papalia: disposta la misura detentiva della casa di lavoro
Le motivazioni che hanno portato la Corte di cassazione a dare ragione ai giudici milanesi si leggono nella sentenza."Gli elementi significativi della caratura criminale di Papalia risalgono agli inizi degli anni duemila", ha chiarito la Suprema corte, ricordando che l'uomo ha già scontato una "detenzione più che ventennale". Nel luglio 2018, dopo che lo stesso Papalia aveva trasgredito ad alcune prescrizioni imposte dal regime di libertà vigilata, il Tribunale di sorveglianza di Milano aveva comunque disposto nei confronti di Rocco Papalia la misura di sicurezza detentiva della casa di lavoro, che stabilisce un regime di vigilanza paragonabile al carcere.