Il figlio non fa i compiti: la mamma lo appende al letto a castello a testa in giù

A cura di F.L.
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Una donna di 34 anni e un uomo di 20, entrambi cinesi, sono stati rinviati a giudizio a Milano per maltrattamenti in famiglia e lesioni. I due avrebbero compiuto numerose violenze sul figlio della donna, di 10 anni, nel tentativo di punirlo per gli scarsi risultati scolastici. Tra le presunte punizioni docce gelate e percosse.

Una storia di continue violenze e angherie su un bambino cinese di soli 10 anni, residente a Milano. È quella riportata dal quotidiano Il Giorno, che ha aperto uno spaccato inquietante su una famiglia proprietaria di un ristorante in via Sarpi, nel quartiere noto come Chinatown. Una donna di 34 anni, titolare del locale, e un cameriere 20enne dello stesso ristorante sono stati rinviati a giudizio dal tribunale di Milano per maltrattamenti in famiglia e lesioni nei confronti del figlio della donna.

Il figlio non fa i compiti: la mamma lo appende a testa in giù dal letto

Il bambino, un po' svogliato a scuola, veniva "educato" con pratiche al limite del sadismo, che adesso naturalmente dovranno trovare la conferma da parte dei giudici. Per il momento, infatti, l'accusa del pubblico ministero si basa sul racconto dello stesso bambino, che nel corso di un'udienza protetta ha elencato le violenze alle quali veniva sottoposto dalla mamma e dal 20enne, che in assenza del padre dormiva in casa della donna e fungeva da una sorta di zio: docce gelate, inginocchiamenti sui tappi di bottiglie, punture con spilloni da balia, percosse con scope o bacchette di bambù e lunghe permanenze in casa senza luce né riscaldamento durante l'inverno, una specie di reclusione in celle d'isolamento. Queste le angherie subìte dal piccolo per lunghi mesi, ma non solo: in un caso infatti il bambino era stato legato con le lenzuola a testa in giù dal letto a castello in cui dormiva.

A confermare le accuse ci sarebbe anche la denuncia di alcuni vicini di casa: il bambino infatti non sempre sopportava docilmente le punizioni e in alcuni casi si metteva a urlare per attirare l'attenzione. Adesso il pm Galileo Proietto ha ottenuto che la mamma e lo "zio" del piccolo vengano processati: sarà il tribunale a stabilire la veridicità dei metodi d'educazione quanto meno brutali utilizzati.

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