Milano, rapinatore di farmacie incastrato dal nuovo software della polizia: ecco come funziona
Si chiama S.a.r.i. (Sistema automatico di riconoscimento delle immagini) ed è il nuovo software che promette di rendere la vita difficile a rapinatori e malviventi. È proprio tramite questo software che gli investigatori della squadra mobile di Milano sono riusciti a individuare un rapinatore seriale di farmacie, che è stato fermato per tre colpi commessi il 2, 3 e 19 settembre ai danni di tre farmacie nella zona di via Padova. L'uomo, un italiano 39enne pluripregiudicato, è stato bloccato dalla polizia nel suo appartamento di Pioltello, alle porte di Milano, dove sono stati trovati anche gli indumenti che aveva indossato durante le rapine. L'intervento degli agenti è stato provvidenziale: il rapinatore, che ha ammesso le proprie responsabilità, aveva già disdetto il contratto d'affitto ed era infatti pronto a lasciare la città.
Come funziona il S.a.r.i., nuovo software di riconoscimento facciale della polizia
Come hanno fatto gli investigatori ad arrivare al rapinatore? È qui che entra in gioco la nuova tecnologia in dotazione alla polizia di Stato. Nel corso di una conferenza stampa alla questura di Milano ne è stato spiegato il funzionamento: il software permette di confrontare in brevissimo tempo un'immagine con un database sconfinato di file fotografici. Nel giro di un secondo e mezzo è in grado di trovare delle corrispondenze tra il frame di un volto, magari ripreso da una telecamera di videosorveglianza, e altri 16 milioni di file. Il sistema restituisce quindi un risultato, effetto di una fortissima scrematura, che riduce il cerchio dei possibili sospettati a pochi individui. A questo punto entra in gioco l'intuito e le indagini di tipo tradizionale della polizia, che attraverso verifiche può orientarsi verso il principale sospettato. Più sono nitide le immagini di partenza, naturalmente, e maggiori sono l'attendibilità e la percentuale di corrispondenza del risultato proposto dal software. La polizia di Milano utilizza anche un altro software, il Key crime, che si sofferma sul modus operandi dei criminali riuscendo a capire se un malvivente, arrestato magari per un determinato reato, può essere sospettato anche di altri reati commessi con modalità simili. È il caso del 39enne fermato, che agiva sempre a volto scoperto e con un berretto da baseball in testa, fingendo di avere una pistola dietro la schiena.
