"Una persona che si sente intellettualmente onesta, libera e indipendente cerca di capire perché si è arrivati a questo punto di lacerazione sociale, di disprezzo dei valori umani". È uno stralcio di una lettera di Walter Tobagi, giornalista del "Corriere della Sera" che venne ucciso il 28 maggio del 1980 a Milano da un gruppo terroristico di estrema sinistra, la Brigata XXVIII marzo. Le parole di Tobagi sono naturalmente riferite al periodo storico in cui si consumò il suo assassinio: ma a tanti anni dalla sua morte continuano a suonare attuali, quasi un monito per i giornalisti e tutti coloro che si impegnano a leggere la realtà cercando di raccontarla e comprenderla.

La vita e la carriera di Walter Tobagi

Walter Tobagi nacque in Umbria, in una frazione di Spoleto, San Brizio, il 18 marzo del 1947, ma si trasferì bambino nel Milanese, a Bresso, seguendo il padre ferroviere. Frequentò il celebre liceo classico Parini dove sbocciò la sua passione per la scrittura e iniziò la sua carriera giornalistica, che dopo "L'Avanti", "L'Avvenire" e il "Corriere d'Informazione" lo portò infine al "Corriere della sera". Sulle colonne del quotidiano di via Solferino Tobagi scrisse soprattutto di terrorismo, cercando di capire e leggere gli "anni di piombo" con il suo stile rigoroso. Raccontò dell'uccisione del magistrato Emilio Alessandrini, assassinato da un commando di Prima Linea il 29 gennaio del 1979. Un delitto a cui in seguito si aggiunse quello del magistrato Guido Galli (avvenuto pochi mesi prima della sua morte, il 19 marzo del 1980) e quello dello stesso Tobagi: "Tre uomini normali, diventati eroi loro malgrado, assassinati da un terrorismo che colpiva i ‘bravi', chi faceva bene il proprio mestiere", ha scritto Giuseppe, uno dei figli di Guido Galli.

L'assassinio e la targa in suo ricordo

Walter Tobagi venne assassinato la mattina del 28 maggio 1980 in via Salaino da un commando composto da sei persone: Marco Barbone, Paolo Morandini, Mario Marano, Manfredi De Stefano, Daniele Laus e Francesco Giordano, tutti poi condannati per i diversi ruoli ricoperti durante l'agguato. All'angolo tra via Salaino e via Solari dal 28 maggio 2005 campeggia una targa, voluta fortemente dall'Associazione lombarda giornalisti che era presieduta dallo stesso Tobagi. Nel marmo è riportata parte di una lettera che Tobagi scrisse alla moglie: "… al lavoro affannoso di questi mesi va data una ragione, che io avverto molto forte: è la ragione di una persona che si sente intellettualmente onesta, libera e indipendente e cerca di capire perché si è arrivati a questo punto di lacerazione sociale, di disprezzo dei valori umani (…) per contribuire a quella ricerca ideologica che mi pare preliminare per qualsiasi mutamento, miglioramento nei comportamenti collettivi".