"Nata il 21 a primavera", la poetessa Alda Merini è scomparsa il primo novembre del 2009, ormai dieci anni fa. Le sue spoglie riposano tra i "grandi" di Milano, nella cripta del Famedio, il tempio che si trova al Cimitero Monumentale di Milano e ospita i personaggi più illustri della città. Tante le "etichette" e le definizioni accostate ad Alda Merini: da "poetessa della follia" a "poetessa dei Navigli", la caratteristica zona di Milano dove è nata e ha vissuto e dove un ponte a lei dedicato la ricorderà per sempre.

Alda Merini: Anche la follia merita i suoi applausi

Alda Merini, considerata una delle più importanti poetesse italiane contemporanee, è nata a Milano il 21 marzo del 1931: nello stesso giorno, inizio della Primavera, dal 2000 si celebra in tutto il mondo la Giornata della Poesia. Tra Milano e Alda Merini c'è stato sempre un rapporto molto stretto: la poetessa ha sempre amato la sua città ma non ha mancato di criticarla, in maniera anche feroce, per la velocità con cui cambiava davanti ai suoi occhi, perdendo la propria anima. L'esistenza di Alda Merini è stata segnata dall'internamento all'ospedale psichiatrico "Paolo Pini" a causa di un grave disturbo bipolare: l'esperienza del manicomio sarà l'oggetto, reinterpretato in chiave poetica, di alcuni dei componimenti più belli della poetessa, tra cui la raccolta "La Terra Santa".

Sulla tomba di Alda Merini una sua foto e la scritta: Poetessa

Alda Merini morì il primo novembre del 2009 all'età di 78 anni all'ospedale San Paolo di Milano a causa delle conseguenze di un tumore osseo, un sarcoma. Nel marzo del 2010 vicino alla sua casa sui Navigli venne apposta una targa commemorativa. La tomba di Alda Merini si trova nella cripta del Famedio del Cimitero Monumentale, vicino a quella di un altro illustre milanese, Giorgio Gaber. Non ci sono epitaffi sulla lapide, solo una fotografia con il volto di Alda Merini e la scritta: "Poetessa".

Ho conosciuto Gerico,

ho avuto anch'io la mia Palestina,

le mura del manicomio

erano le mura di Gerico

e una pozza di acqua infettata

ci ha battezzati tutti.

(…) E, dopo, quando amavamo,

ci facevano gli elettrochoc

perchè, dicevano, un pazzo

non può amare nessuno.

(Alda Merini, La Terra Santa)