Interno del Teatro alla Scala di Milano
in foto: Interno del Teatro alla Scala di Milano (Flickr).

Placido Domingo diceva che "di tanti palpiti e di tante pene è davvero cosparso il cammino che conduce non a una semplice prima, ma alla Prima per antonomasia". E non poteva che fare riferimento alla Prima della Scala, opera d'apertura della stagione teatrale dell'importante teatro lirico milanese, che fino agli Anni '50 cadeva nel giorno di Santo Stefano, il 26 dicembre. Dal 1951, però, si decise di inaugurare la stagione anticipandola al 7 dicembre, giorno in cui a Milano si festeggia Sant'Ambrogio. In quell'occasione, sei anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, Maria Callas ottenne il suo primo trionfo meneghino cantando ne "I vespri siciliani". Ma perché la Prima è così ambita e contemporaneamente così chiacchierata, seguita, insultata, criticata, insomma, al centro delle cronache per le 24 ore che la precedono e le 24 che la seguono?

La nascita delle contestazioni e la loro trasformazione politica

Le prime contestazioni nacquero negli "anni caldi", a partire dalla fine degli anni '60, per la contrapposizione di classi sociali diametralmente opposte: da una parte c'era la borghesia aristocratica della Milano ricca, e dall'altra i giovani – principalmente dell'Università Statale – che volevano accoglierli a loro modo davanti a teatro, consci che i rappresentanti della classe sociale sarebbero stati ben difesi dalle forze dell'ordine. Proprio queste, in realtà, furono il vero obiettivo delle proteste, cui si era arrivati dopo l'eccidio di Avola, dove durante una manifestazione due braccianti furono freddati dalla polizia che aveva aperto il fuoco ad altezza uomo. Era il 2 dicembre del 1968, cinque giorni prima della Prima.

Col tempo, l'evento lirico dell'anno è diventato non solo un punto di riferimento per l'allora e attuale borghesia milanese, ma è entrato con forza nelle logiche della tradizione italiana alla quale chiunque vuole partecipare vista la potenza dei fasci di luce dei proiettori che la illuminano: sfilare lungo la passerella, lasciarsi immortalare dai fotografi nelle mise più eleganti sono diventati parte di un vero e proprio rituale. Alle Prime è inevitabile la presenza delle istituzioni: dal sindaco della città al presidente del Consiglio, dagli esponenti di governo sino al Presidente della Repubblica e alla consorte, che sono presto diventati i nuovi bersagli dei manifestanti. Difficilmente importa il colore politico dei contestati, certamente importa che siano politici. Da Salvini a Renzi, da Monti a Berlusconi: tutti sono stati presi di mira, protetti dalla polizia che sistematicamente entra in contatto con i cosiddetti "antagonisti". E quest'anno la situazione non può che rispettare la scaletta.

Bagarre all'interno: "loggionisti" contro "palchisti"

Si sbaglia però chi pensa che la situazione sia più tranquilla all'interno del teatro. Nel 2017 ad esempio, alla Prima della Gazza Ladra di Rossini, due persone dei loggioni iniziarono a contestare con sonori "buuh" l'opera diretta da Riccardo Chailly, preso di mira in diversi altri momenti durante la rappresentazione e firmata da Gabriele Salvatores alla regia. Ai fischi di una parte hanno risposto gli applausi dell'altra, che hanno cercato di soffocare i versi dei loggionisti, sfociate infine in una guerra verbale dichiarata: i paganti dei palchi e della platea non si sono più risparmiati, inveendo contro i contestatori urlandogli: "Statevene a casa!", "Siete dei depressi!", "Avete rotto…", e così via.

La Tosca e le Prime dei prossimi due anni

Quest'anno la stagione lirica si aprirà con la "Tosca" di Giacomo Puccini, diretta da Chailly per la regia di Davide Livermore: chi non avrà l'onore di sedere su una poltrona in sala potrà come sempre sintonizzarsi su Rai 1 per vederne la messa in scena. Per l'anno prossimo è stato già invece rivelato che la Prima sarà dedicata a "Macbeth" di Giuseppe Verdi, mentre l'avvio della stagione teatrale del 2021/22 vedrà rappresentato "l'Otello", sempre del grande compositore italiano.