in foto: Il flash mob dei ciclisti (Foto di Diego Giancaspro sul gruppo Facebook Critical mass – Milano)

Sono partiti alle 19 da piazza Resistenza partigiana, il luogo dove lo scorso venerdì un ciclista di 52 anni, Franco Rindone, ha perso la vita schiacciato da un camion. Dopo aver lasciato una "ghost bike" (una bici bianca in segno di lutto) circa duecento ciclisti milanesi si sono diretti con le loro due ruote verso Palazzo Marino, sede del Comune. E lì si sono gettati a terra assieme alle loro bici per chiedere maggiore attenzione da parte delle istituzioni e protestare contro gli incidenti che li vedono coinvolti.

Le piste ciclabili "improvvisate" in giro per la città.

Il flash mob è solo l'ultima delle iniziative ideate dal popolo delle due ruote a pedali. Un esercito silenzioso (rispetto ai rombanti mezzi a motore), che però è intenzionato ad alzare la voce: da anni ogni giovedì lo fa con la pedalata della "Critical mass", che invade le strade di Milano accompagnato da musica ad alto volume. Più recentemente, è stata la volta delle piste ciclabili "improvvisate": domenica notte il collettivo Lume (Laboratorio universitario metropolitano) con un blitz ha fatto diventare ciclabili le corsie preferenziali riservate ai taxi, ripristinando inoltre parte della ciclabile eliminata per i cantieri M4. I ragazzi del collettivo hanno infatti disegnato con lo spray la segnaletica orizzontale presente sulle piste ciclabili. Si è trattata di un'azione in preparazione della manifestazione di ieri sera: "Siamo stufi di rischiare la vita ogni volta che usciamo in bicicletta, di essere costretti a pericolosissimi slalom per aggirare le auto parcheggiate in doppia fila, non vogliamo più dover contendere con i motociclisti le poche piste ciclabili, né scivolare sul pavé e sulle rotaie: pretendiamo una metropoli a misura di ciclista", hanno scritto i ragazzi del collettivo.