La procura della Corte dei conti delle Lombardia ha chiesto un risarcimento danni di oltre un milione di euro ad Angelo Paris, ex manager di Expo coinvolto nella vicenda della cosiddetta "Cupola degli appalti". Paris, arrestato nel 2014 in quella che era stata definita "la nuova Tangentopoli" (ma per la quale alla fine è andato a processo solo un imputato) aveva patteggiato una condanna a 2 anni, 6 mesi e 20 giorni, oltre a un risarcimento a Expo di 100mila euro per aver turbato l'appalto relativo alle cosiddette "architetture di servizio" di Expo.

La gara in questione (relativa alle strutture che avrebbero poi ospitato bar, toilette e altri servizi per i visitatori di Expo) era stata aggiudicata da un raggruppamento di imprese guidate dalla Maltauro per 55,6 milioni di euro a fronte di una base d'asta di 67 milioni. Poi però, i costi erano lievitati di 2,9 milioni grazie al meccanismo delle varianti in corso d'opera. A Paris i magistrati contabili hanno contestato un danno di immagine, non patrimoniale, e uno erariale legato alla tangente: "Nessun imprenditore ragionevole corrisponde una utilità a un amministratore, se non per ottenere un vantaggio superiore o almeno pari a tale erogazione", hanno spiegato i procuratori nell'atto di citazione notificato a Paris, spiegando dunque che la società sperava di rientrare dai soldi pagati a Paris gonfiando i costi dei lavori tramite le varianti.

A Paris e Acerbo chiesti altri 5 milioni di euro per danni.

Dopo la chiusura dell'aspetto penale della vicenda la procura regionale della Corte dei conti della Lombardia aveva avviato indagini su eventuali danni erariali alla società Expo, e dunque allo Stato, con l'ausilio del Nucleo di polizia tributaria di Milano della guardia di finanza. Le indagini dei magistrati contabili, coordinate dal procuratore regionale Antonio Caruso e dai sostituti procuratori Alessandro Napoli, Luigi D'Angelo e Antonino Grasso, avevano già portato lo scorso luglio alla notifica di un altro atto di contestazione erariale per oltre cinque milioni di euro nei confronti dello stesso Paris e di Antonio Acerbo, un altro manager di Expo che ha patteggiato una condanna (a tre anni) per l'appalto delle "Vie d'acqua.