Il pubblico ministero Paolo Filippini ha chiesto due anni e dieci mesi di condanna per Renzo Bossi e due anni e due mesi per Nicole Minetti nell'ambito del processo per le cosiddette "spese pazze" al Consiglio regionale della Lombardia. La vicenda vede imputati 57 tra consiglieri regionali ed ex assessori lombardi, accusati di peculato e, in alcuni casi, di truffa. Cinquantasei le richieste di condanna, per complessivi 145 anni di carcere: una sola invece l'assoluzione chiesta dal pm, per l'ex assessore Massimo Ponzoni.

Chieste 56 condanne per complessivi 145 anni.

Le pene più alte sono state chieste per l'ex capogruppo del Carroccio Stefano Galli (sei anni) e per l'ex presidente del Consiglio regionale Davide Boni, anche lui leghista (quattro anni). Alla maggior parte degli imputati il pm ha chiesto di concedere le attenuanti generiche dal momento che, dopo l'apertura di un procedimento parallelo presso la Corte dei Conti, molti imputati hanno restituito i rimborsi illeciti percepiti. Per questo le pene chieste per quasi tutti gli imputati vanno da un anno e dieci mesi ai due anni e dieci mesi.

Per Minetti e Bossi chiesta l'interdizione dai pubblici uffici.

Nicole Minetti e il figlio di Umberto Bossi, Renzo, sono accusati di peculato: avrebbero utilizzato soldi pubblici per spese non connesse all’attività istituzionale da consiglieri. A Nicole Minetti vengono contestate spese indebite per 20mila euro tra cene e consumazioni in locali alla moda, soprattutto giapponesi, e anche l'acquisto del libro "Mignottocrazia".  Al "Trota" Bossi vengono contestate spese per oltre 15mila euro tra iPad, cocktail, patatine e caramelle. Il pm ha chiesto per entrambi la concessione delle attenuanti generiche e l’interdizione temporanea dai pubblici uffici. Per Renzo Bossi è stata chiesta anche la confisca. La prossima udienza è fissata per il prossimo 19 aprile, quando parlerà l'avvocato della Regione parte civile: poi sarà il turno delle difese.