in foto: Aperitivo sui Navigli (Flickr).

Il sindaco Beppe Sala lo aveva definito "un sogno" durante la sua campagna elettorale. Mentre in Regione Lombardia è stata approvata recentemente una mozione per impegnarsi concretamente nella sua realizzazione. Parliamo della riapertura dei Navigli, i canali navigabili che hanno reso in passato Milano un importante porto fluviale e che sono poi stati quasi completamente ricoperti a partire dagli anni Venti del Novecento.

Da tempo in città soffia un vento nuovo: da un lato c'è la "riscoperta" della città da parte del turismo, e il conseguente desiderio da parte dell'amministrazione di rendere il capoluogo lombardo meta sempre più appetibile per i visitatori. Dall'altro c'è un fermento storico-culturale che mira a far riscoprire, in primis agli stessi milanesi, lo stretto rapporto tra la loro città e l'acqua. Basti pensare alla splendida mostra "Milano città d'acqua" che si è tenuta lo scorso anno a Palazzo Morando, o al libro firmato dallo stesso sindaco Sala: "Milano sull'acqua: ieri, oggi e domani".

Fatto sta che, da semplice sogno, la riapertura dei Navigli è diventata una possibilità concreta: con tanto di progetto (costo stimato: 400 milioni di euro), commissionato dal Comune a un team di esperti del Politecnico. Il piano prevede in sostanza il collegamento tra la Martesana, uno dei navigli superstiti, e la Darsena. Un percorso di 7,7 chilometri di canali navigabili attraversati da 43 ponti e con dieci conche.

Sulla riapertura dei Navigli il sindaco aveva annunciato, sempre in campagna elettorale, un referendum da sottoporre ai cittadini entro il 2017. In attesa dell'esito di questa consultazione popolare (anche se un altro referendum si era già tenuto in passato, con la maggioranza dei milanesi che aveva manifestato il proprio assenso al progetto), il comitato scientifico tecnico nominato dalla giunta è al lavoro sui primi passi concreti per far tornare Milano "indietro nel tempo", proiettandola allo stesso tempo nel futuro.

La tubatura sotterranea.

Il primo passo, come riportato dal quotidiano "la Repubblica", è la costruzione di un tubo sotterraneo lungo i 7,7 chilometri del tracciato del progetto. Il tubo (costo stimato: 27 milioni di euro), servirebbe per separare le acque della Martesana da quelle del Seveso (che adesso si incontrano all'altezza di via Melchiorre Gioia) e fungerebbe essenzialmente da serbatoio per le acque. Grazie alla sua costruzione si potrebbe allo stesso tempo controllare l'innalzamento della falda acquifera (un problema con il quale Milano deve fare i conti, come si evince dai periodici allagamenti di alcune tratte della metro in presenza di forti piogge) e anche far riemergere l'acqua in determinati punti, come le conche dell'Incoronata e di Viarenna.

C'è poi un altro aspetto legato alla riapertura dei Navigli. Prevedere un sistema di moderazione del traffico lungo la Cerchia dei Navigli (la cosiddetta circonvallazione interna) già in anticipo rispetto all'effettivo inizio dei lavori. Su questo fronte però nella giunta si incontrano delle resistenze. Mentre i cantieri per la tubatura sotterranea si sovrapporrebbero a quelli per la metro 4, minimizzando così i disagi, un ulteriore provvedimento sul fronte della mobilità andrebbe a gravare troppo sugli automobilisti, già adesso costretti a gimcane per via dei cantieri. Dettagli, in ogni caso, che non sembrano al momento intaccare un progetto ambizioso destinato a cambiare volto alla città.