in foto: Lo scalo ferroviario Farini, come potrebbe diventare nel progetto dello studio Boeri

Il sindaco di Milano Beppe Sala riesce lì dove il suo predecessore Giuliano Pisapia aveva fallito. Il Consiglio comunale ha infatti ratificato l’Accordo di programma sottoscritto tra Comune, Regione Lombardia e Ferrovie dello Stato per la riqualificazione dei sette scali ferroviari cittadini dismessi: Farini, Porta Genova, Porta Romana, Lambrate, Greco, Rogoredo e San Cristoforo.

“È un momento storico per la città di Milano – ha detto l’assessore all’Urbanistica, verde e agricoltura Pierfrancesco Maran -. Dopo decenni di discussioni finalmente possiamo avviare il grande piano di rigenerazione e ricucitura urbana che la città aspetta da molto tempo. Ringrazio il Consiglio comunale che in questi mesi ha contribuito ad individuare gli obiettivi qualificanti dell’accordo. Da qui al 2030 vedremo nascere nuovi quartieri verdi, sostenibili, dotati di servizi e alloggi adeguati, sottraendo al degrado oltre 1.250.000 mq di aree ed eliminando le cesure tra centro e periferia”.

Sul 65 per cento della superficie aree verdi e spazi pubblici.

A firmare l'accordo, lo scorso 22 giugno, erano stati Sala, il governatore Roberto Maroni e l'amministratore delegato di Fs, Renato Mazzoncini. L’accordo prevede di destinare almeno il 65 per cento della superficie territoriale totale, pari a oltre 675mila metri quadri, ad aree verdi e spazi pubblici, oltre alla realizzazione di circa 200mila metri quadri di connessioni ecologiche lungo i binari ferroviari. Tutti gli scali dovranno avere almeno il 50 per cento delle aree a verde. Allo Scalo Farini nascerà il terzo parco più esteso della città, mentre San Cristoforo verrà interamente trasformata in un’oasi naturalistica di 140mila metri quadri.

Un affare immobiliare di oltre un miliardo di euro.

Sul piano dell'edilizia abitativa, la riqualificazione degli scali è un affare stimato in oltre un miliardo di euro. L’Accordo prevede un indice di edificabilità medio dello 0,65. Almeno il 30 per cento del costruito sarà destinato ad housing sociale (23 per cento, compresi circa 370 alloggi a canone sociale) ed edilizia convenzionata ordinaria (7 per cento). Di questo 30 per cento il 40 per cento sarà assegnato in locazione. Il 32 per cento delle volumetrie complessive sarà destinato a funzioni non residenziali. La quota massima prevista per la realizzazione di edilizia residenziale libera è fissata al 38 per cento dell’edificabile: si tratta della quota maggiore.

La Circle line: 97 milioni di investimenti.

Sul fronte della riqualificazione degli scali con funzioni di trasporto, l'accordo prevede la realizzino della cosiddetta Circle Line: una linea in realtà "quasi circolare" che si otterrà dalla costruzione di alcune nuove stazioni – Tibaldi, Romana, Dergano (previo studio di fattibilità) e Stephenson – e dall'adeguamento di quelle esistenti. Gli investimenti finalizzati alla costruzione delle stazioni ammontano a 97 milioni di euro.

L’Accordo delinea inoltre vocazioni funzionali per i singoli scali: San Cristoforo come già scritto diventerà un'oasi naturalistica, a Porta Genova si prevedono funzioni legate alla moda e al design (siamo d'altronde in zona Tortona), allo scalo Farini si prevede un grande parco unitario che potrà ospitare anche funzioni pubbliche. A Lambrate e Greco (vicino al Politecnico e alla Bicocca) sono previste attività connesse al mondo universitario, mentre a Porta Romana si prevedono attività di natura culturale e connesse al distretto dell’agricoltura innovativa.

Gli investimenti legati all’urbanizzazione delle aree ammontano a 214 milioni di euro: 133 milioni sono gli oneri di urbanizzazione stimati, 81 milioni gli extraoneri destinati alla realizzazione di opere di accessibilità e riconnessione delle aree.

Gli operatori dovranno sviluppare concorsi aperti in due gradi per i masterplan di Farini, Romana e Genova, oltre che per i parchi, gli spazi pubblici e gli edifici pubblici più rilevanti su tutte le aree. Le procedure concorsuali per il masterplan dello scalo Farini saranno avviate nei primi sei mesi dall’approvazione dell’Accordo.

Contrari M5s e Rizzo: "Grave ipoteca per il futuro di Milano"

Non mancano, ma sono poche, le voci critiche sull'accordo per la riqualificazione degli scali dismessi ratificato oggi a Palazzo Marino. La ratifica è passata con "con 34 voti favorevoli, 4 contrari e nessun astenuto", spiega la nota del Comune, che però omette di dire che i consiglieri della Lega Nord sono usciti dall'aula al momento del voto. Le voci contro sono quelle dei tre consiglieri del Movimento 5 stelle (Gianluca Corrado, Patrizia Bedori e Simone Sollazzo) e dell'ex presidente del Consiglio comunale Basilio Rizzo, decano di Palazzo Marino.

In una nota il M5s spiega i motivi del voto contrario sull'accordo, giudicato una "grave ipoteca" sul futuro di Milano: "I milanesi possono dire addio alla speranza di una città più verde e un'aria più sana e salubre. Al di là delle roboanti dichiarazioni della Giunta e della maggioranza a guida PD, con questo accordo si darà il via a un nuovo periodo aureo della speculazione edilizia, con immenso danno per tutti i milanesi. Le volumetrie autorizzate sono tali che nei prossimi trent'anni sorgeranno decine di inutili torri in tutta la città, proprio dove si sarebbero potuti creare luoghi verdi, collettori di socialità e cultura. La Giunta Sala – scrivono i consiglieri Cinque stelle – poco dopo meno di un anno, getta la maschera e si dimostra per ciò che in realtà è: la brutta copia di un'amministrazione di centro destra che nel bilanciamento tra interessi economici di terzi e qualità della vita per i milanesi, ritiene i primi i più importanti!".