C'è chi, con slancio patriottico, afferma: "Non sono alberi italiani". E chi ancora chiede "maggior rispetto" per un luogo che, oltre che essere simbolo di Milano, si trova pur sempre di fronte a un edificio sacro come il Duomo. Dopo l'arrivo delle prime palme nelle aiuole di fronte alla Cattedrale milanese la città si divide. La "foresta tropicale", progettata dall'architetto milanese Marco Bay e finanziata da Starbucks, che aprirà presto in città (ma l'inaugurazione, prevista nel 2017, è slittata alla seconda metà del 2018), di sicuro fa discutere tutti. Sia i detrattori che gli estimatori. Con i primi che, da una sommaria analisi del "sentiment" sui social network, sembrano al momento più numerosi.

Il sondaggio di Fanpage.it: milanesi contrari a palme e banani.

La contrarietà dei milanesi a palme e banani (in arrivo) di fronte al Duomo emerge anche da un sondaggio fatto sulla nostra testata, Milano Fanpage.it, in occasione dell'annuncio del progetto che ha vinto il bando indetto dal Comune. Il 58 per cento dei lettori boccia senza appello la scelta di dare un tocco esotico alla piazza, giudicandolo lontano dalla tradizione meneghina. Ma forse dimenticando che già nell'Ottocento le palme (certo più basse e meno fitte delle attuali), avevano fatto la loro comparsa sul sagrato. O che in città, secondo quanto riferito da Palazzo Marino, si trovino già oltre un centinaio di palme.

Solo il 41 per cento dei lettori sembra apprezzare la novità: "Sarà uno scenario insolito", affermano. Mostrandosi sulla stessa lunghezza d'onda del loro sindaco Beppe Sala, che su Instagram ha postato una foto delle palme commentando: "Certo che Milano osa eh?". Il primo cittadino ha comunque al momento sospeso il giudizio, rimandandolo a quando il nuovo look della piazza sarà completato: oltre ai banani, arriveranno anche bergenie in primavera, ortensie ed hibiscus d'estate e canne cinesi giganti in autunno. Sarà in effetti curioso capire se, una volta completato il restyling di piazza Duomo (che comunque non sarà definitivo, ma verrà mantenuto per tre anni), anche i detrattori della prima ora potranno rivedere il proprio giudizio.