in foto: Palme in piazza Duomo (Fotomontaggio di @flabel82 su Twitter)

Non sono ancora state ultimate (lo saranno a primavera inoltrata), ma le nuove aiuole in piazza Duomo, a Milano, hanno già conquistato lo spazio virtuale della discussione sui social network. Dal sagrato della Cattedrale palme e banani scelti per "arredare" per tre anni le aiuole di fronte al Duomo sono sbarcati su Instagram, Twitter e Facebook, prestandosi alle battute soprattutto di chi non sembra apprezzare la scelta di Palazzo Marino.

Salvini collega palme e banani ai clandestini.

Al di là di fotomontaggi e battute divertenti (da segnalare anche il Consolato usa a Milano che propone di aggiornare lo skyline milanese con le palme), però, non manca chi collega palme e banani con fenomeni come l'immigrazione o l'Islam, lasciandosi andare ad affermazioni che contengono un razzismo strisciante o anche esibito in maniera piuttosto evidente. Sulla questione estetica, naturalmente, la discussione è aperta e lecita: c'è chi non ritiene "belle" le nuove aiuole e chi non crede rispettino la tradizione milanese (per quanto è stato ribadito più volte come già nell'Ottocento sul sagrato del Duomo fossero state installate delle palme, certo più basse di quelle attuali). Molte battute evidenziano però come, al di là dei giudizi estetici, le palme e i banani sembrino solo l'ennesimo pretesto per attaccare gli immigrati che arrivano nel nostro Paese e i fedeli di altre religioni, come i musulmani. Capofila di tante battute in questo senso il segretario della Lega Matteo Salvini: "Palme e banani in piazza Duomo? Follia. Mancano sabbia e cammelli, e i clandestini si sentiranno a casa. #motosega #starbucksgohome", ha scritto Salvini su Twitter, con un livello di generalizzazione e banalizzazione francamente imbarazzante, al quale c'è anche chi si oppone.

L'architetto che ha firmato il progetto: "Aspettate che sia completo"

Si sa: in questi tempi che consumano una quantità di informazioni enorme in pochissimo tempo si deve essere veloci per cavalcare i trend e venire ascoltati sul "fenomeno" del momento. E questo avviene spesso a discapito della profondità del pensiero che si vuole esprimere. Vale forse la pena ascoltare il semplice consiglio dell'architetto che ha realizzato il progetto: aspettare almeno che sia completo prima di esprimere un giudizio.