Si può trasformare la presentazione di un romanzo in un evento "sold out"? Si può intrattenere per ore una platea composita – qualche anziano, ma soprattutto ragazzini – parlando di uccisioni efferate, di "paranze di bambini", di innocenti strappati troppo presto alla vita, di camorra? Sì, se ti chiami Roberto Saviano. Ieri sera alla discoteca Alcatraz di Milano lo scrittore ha fatto il "miracolo": ha trasformato la promozione di un libro, attività che solitamente si svolge tra le mura delle librerie, in una sorta di concerto pop. Con tanto di giovanissimi fan con in mano il suo ultimo romanzo "La paranza dei bambini (edito da Feltrinelli)", desiderosi di un autografo, di una dedica.

Certo, al successo della serata (i biglietti erano in vendita a 10 euro, ai quali andavano aggiunti 4 euro per il guardaroba) hanno contribuito i tanti ospiti presenti: Jovanotti, Ligabue, Clementino, Geppi Cucciari, Nadia Toffa, Teresa Mannino, Linus, Guido Catalano, la Woody Gipsy band. Tutti si sono alternati sul palco, presentati e diretti da Debora Villa, leggendo, recitando o musicando brani dell'ultimo romanzo e di altri lavori di Saviano. Ma se, come è sembrato dagli sguardi e anche dai commenti dei presenti, ogni persona tra il pubblico è tornata a casa "Sottosopra" (titolo dell'evento) a causa di un'emozione – di rabbia, sdegno, tristezza – dopo quanto ha visto e ascoltato, allora non si può che dire a Saviano di averci visto giusto.

"Racconto quello che anche altri scrivono, parlo di avvenimenti presenti in atti giudiziari", ha ribadito lui ieri dal palco. Ma evidentemente è il modo che conta. Lui, il vero protagonista della serata, è intervenuto all'inizio: con un'introduzione dedicata a Emanuele Sibillo, il baby boss a capo della paranza dei bambini che ha ispirato il suo romanzo. Presentato senza troppi fronzoli: una persona "normale" con la fidanzata, gli amici. Ma a capo di un'organizzazione spietata, composta da altri ragazzini pronti a sparare all'impazzata per una cosa sola: il denaro. E fa niente se qualcuno – e l'immagine di Genny Cesarano è apparsa in sala come una ferita impossibile da rimarginare – viene colpito e ucciso per sbaglio: "Danni collaterali, è una guerra".

"Ho voluto scrivere un romanzo non di formazione, ma di deformazione", ha spiegato Saviano. Questo, forse, è ciò che ha colpito i tanti giovanissimi presenti in prima fila tra il pubblico. Per loro Saviano è un "eroe" (parole testuali di una ragazza della "Terra dei fuochi" presente in sala). E, anche ripensando alla citazione di brechtiana memoria, forse è proprio di alcuni eroi "alla Saviano" che le giovani generazioni hanno bisogno. Per non finire col seguire quei modelli che Saviano racconta. Racconta, non alimenta: Saviano ha ribadito l'assurdità di quel convincimento "omertoso" per il quale "raccontare una ferita sia generare la ferita".

Che poi, le ferite della sua Napoli, Saviano prova a rimarginarle con gesti concreti: il ricavato della serata di ieri sarà devoluto al "Nuovo teatro Sanità", diretto da Mario Gelardi e sorto all'interno di una chiesa sconsacrata nell'omonimo quartiere del capoluogo campano: "Una forma di resistenza in un quartiere molto complicato, bellissimo e sventurato", ci ha raccontato lo scrittore nel backstage, poco prima di entrare in scena e reggere più di tre ore (considerando anche l'affollatissimo firmacopie) nonostante i sintomi dell'influenza. Quasi a dipingere il tipo di eroe che incarna Saviano: umano, troppo umano. Un eroe costretto a girare da dieci anni sotto scorta, anche ieri sempre alle costole dello scrittore nei suoi spostamenti all'interno dell'Alcatraz.

Alcuni dei giovani attori del "Nuovo teatro Sanità", che metteranno in scena il nuovo romanzo di Saviano portandolo in giro per i teatri d'Italia, ieri sono saliti sul palco dando prova della loro bravura. Uno dei cinque, Carlo Gertrude, poco prima di entrare in scena ci ha confidato: "Un teatro in un quartiere come la Sanità è un miracolo, ma si lega ad altri miracoli che stanno avvenendo, con tutte le associazioni che stanno lavorando bene sul territorio. I giovani si sono scocciati e stanno avviando una rivoluzione, silenziosa ma nemmeno troppo". La speranza è che gli applausi e le urla dei ragazzini in platea siano una rumorosa conferma.