C'è una foto emblematica che riassume il primo anno di Beppe Sala da sindaco di Milano: lo immortala in bicicletta, nel pieno dell'emergenza smog del gennaio 2017. Ecco: di sicuro il primo cittadino milanese non deve smettere di pedalare. Non che non ne abbia fatta di strada, da quando il 19 giugno di un anno fa, sconfiggendo, seppur in maniera meno larga delle attese, il suo sfidante Stefano Parisi (ormai proiettato sulla scena politica nazionale col suo Energie per l'Italia), è diventato il nuovo sindaco di Milano succedendo a Giuliano Pisapia.

In tanti, tra i sostenitori del sindaco artefice del miracolo arancione, temevano che la sua eredità fosse troppo pesante da sostenere. Sala, al contrario, sembra essere riuscito a portare avanti una sua sintesi, fatta di valori cari alla tradizione della sinistra e al tempo stesso del suo pragmatismo da manager, ex Pirelli, Comune di Milano (dove era stato direttore generale ai tempi della Moratti, peccato che ormai sempre meno persone gli rimproverano) e naturalmente Expo.

Le ombre: Expo e i suoi strascichi giudiziari.

Proprio l'Esposizione universale, paradossalmente l'evento che sicuramente lo ha favorito nella corsa a sindaco, resta forse la più grande ombra sull'operato del primo cittadino in questi 12 mesi. Tanti i problemi che la manifestazione ha lasciato dietro di sé: a cominciare dal destino dell'area, che sembra delineato almeno sulla carta – con lo Human Technopole e il campus della Statale – ma che necessita adesso di passi concreti. Il progetto deve inoltre fare i conti con le proteste dei cittadini di Città Studi, che non vogliono vedersi privati delle Facoltà scientifiche della Statale, temendo sia un impoverimento del quartiere, sia una grossa speculazione edilizia su quegli edifici e quelle aree che saranno lasciate vuote.

Ma le ombre di Expo che si allungano minacciosamente e in maniera diretta su Sala riguardano soprattutto gli strascichi giudiziari legati all'Esposizione universale. Il momento più critico di questi primi 12 mesi da sindaco per Sala è stato quello in cui è venuto a sapere di essere indagato per l'appalto della Piastra Expo, il più importante. Una vicenda che ha portato il sindaco alla famosa – e contestata – autosospensione, risoltasi poi nel giro di un paio di giorni. Sala lì ha mostrato alcuni dei suoi limiti: sia per la gestione della vicenda – cosa accadrà se in futuro il sindaco dovesse essere indagato di nuovo o rinviato a giudizio? -, sia perché ha mostrato in qualche modo come il primo cittadino sia vulnerabile. Expo, infatti, continua ad essere un'incredibile fonte di indagini, come testimonia l'ultima sugli appalti del tribunale di Milano.

Milano è la Capitale di qualsiasi cosa: ma la città è cambiata in meglio.

Se le ombre ci sono, non vanno dimenticate le luci. In tanti concordano sul fatto che Milano stia attraversando un momento di splendore. È diventata la Capitale di qualsiasi cosa: dell'economia, della legalità, dell'editoria, del cibo, dei media. Lo era già della moda e del design. Molti affermano che si tratti solo di una "narrazione". Ma chi ha vissuto almeno negli ultimi cinque anni a Milano non può negare di trovarsi in una città diversa. Più vivibile, più percorribile (con il boom dei trasporti in sharing, la metro aperta prima alla mattina), più bella (intere zone riqualificate, Porta Nuova e la Darsena in primis, con il sogno della riapertura dei Navigli sullo sfondo). Sforzi, non solo dell'amministrazione Sala ma anche di quella passata, premiati da sempre maggiori presenze turistiche. E dalla riscoperta della città anche da parte di tanti milanesi: basti pensare alle numerose pagine Facebook che raccontano il capoluogo lombardo a chi vi abita, nei suoi segreti e nei suoi lati più nascosti.

I problemi non mancano.

I problemi? Non mancano, ovviamente. E al sindaco si chiede di risolverli. Fare le riunioni di giunta in periferia avrà certamente mostrato al primo cittadino e ai suoi assessori come vi siano parti della città rimaste indietro rispetto al "rinascimento meneghino". Sacche di illegalità e degrado (si pensi alle Torri bianche visitate dal Papa, o alle case popolari di San Siro – Selinunte in mano al racket delle occupazioni). Problemi decennali su cui si sta intervenendo, ma che necessitano di soluzioni strutturali: un "Boschetto della droga" esisterà, a Rogoredo o da un'altra parte, fino a quando non si risolverà il problema dello spaccio e del consumo di droga, per fare un esempio.

Le infiltrazioni mafiose sono un dato conclamato, non solo nell'hinterland della città, ma anche in istituzioni che ne costituiscono il cuore, come ha dimostrato l'inchiesta che ha riguardato Fiera Milano e la Nolostand. Gli immigrati continuano a dormire per strada, nonostante le politiche di accoglienza del Comune e la grande e partecipata manifestazione "Insieme senza muri". In città ci sono pericolosi rigurgiti di ideologie sanguinarie del passato: il sindaco ha speso parole nette contro i neofascismi, ma le parole non bastano. Mentre affermava che Milano non avrebbe tollerato i saluti romani, in centinaia lo eseguivano al Campo X del Cimitero maggiore. Subito dopo aver posato le prime "pietre d'inciampo" per ricordare morti e deportati della Shoah, qualche idiota ne vandalizzava una.

Non va tutto bene, a Milano. Ma non si può dare la colpa di tutto al sindaco. A lui, a Beppe Sala, si può però chiedere di continuare a pedalare, alzandosi anzi sui pedali per spingere di più. Con la speranza che non arrivi un ostacolo – una richiesta di rinvio a giudizio, un'altra inchiesta legata all'Expo? – che lo costringa a scendere dalla bici.

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