in foto: Alexander Boettcher (secondo da sinistra) e Martina Levato (seconda da destra) prima di un viaggio in Grecia con gli amici. Martina ha la guancia "marchiata" da Alex

Rimosso il blocco del suo iPhone, in barba a quella sicurezza che Apple sta difendendo strenuamente negli Usa, dal cellulare di Alexander Boettcher, imputato per le aggressioni con acido avvenute a Milano (qui la ricostruzione della complicata vicenda), stanno venendo fuori nuove prove del suo atteggiamento sadico nei confronti della ex compagna, Martina Levato. Uno dei passaggi più forti è sicuramente quello (è un messaggio di una chat) nel quale il broker dice, parlando in terza persona: "Alexander marchia le donne come il bestiame". E lo faceva davvero, come testimoniano i video che erano stati depositati già tempo fa agli atti del processo da parte dei legali di parte civile: immagini forti nelle quali si vede Alex mentre marchia con un bisturi la sua ragazza Martina, incidendole l'iniziale del suo nome sulla coscia.

Da ieri nuovi materiali agli atti del processo.

Da ieri nuovo materiale (almeno 9 giga byte di dati) è a disposizione dei magistrati che dovranno giudicare con rito ordinario Boettcher. Con circa 1.500 euro la società israeliana "Cell brite" con sede a Monaco, in Germania, è riuscita a scoprire il pin del telefonino di Alex, codice che il ragazzo aveva detto di non ricordare: 5555 la combinazione "impossibile", come riporta il Corriere della sera. L'operazione è stata possibile perché sul cellulare del ragazzo era installato un sistema operativo più vecchio rispetto, ad esempio, a quello del killer di San Bernardino che sta facendo ammattire l'Fbi.

Il contenuto del telefonino di Boettcher è considerato fondamentale dal pubblico ministero Marcello Musso e dai legali delle parti civili Stefano Savi, Giuliano Carparelli e Antonio Margarito, le vittime di quella "banda dell'acido" che ha visto già due dei suoi componenti (Martina Levato e Andrea Magnani) condannati rispettivamente a 16 e 9 anni. Boettcher, terzo elemento ancora a processo per quest'ultimo filone di aggressioni (ma condannato a 14 anni insieme a Martina per quella a Pietro Barbini), si professa da sempre innocente, confortato in questa sua strategia difensiva da quello che Martina ha continuato a ripetere nel corso dei due processi già subiti.

I messaggi potrebbero compromettere la strategia di Alexander.

Adesso però alcuni messaggi, una foto, una ricerca fatta attraverso il cellulare del broker potrebbero tradirlo e dimostrare che Alexander era a conoscenza degli attacchi dell'acido. Tra i comportamenti compromettenti vi sarebbe una ricerca con la chiave "evirazione" compiuta poco dopo il tentativo di evirazione fatto da Martina Levato ai danni di Antonio Margarito (era il 20 maggio 2014, fu il primo episodio della "banda"), poi altre ricerche fatte su Facebook sugli amici di Margarito a dicembre dello stesso anno. E ancora: compromettente sarebbe un messaggio inviato da Alex a un'amica la sera del 15 novembre 2014. Carparelli era appena stato aggredito da Martina ma era riuscito a scampare all'agguato. Boettcher scrive a un'amica che gli chiedeva se fosse a Milano: "Ho mal di testa, hanno provato a rubarmi il telefono. Ho preso un pugno e per rincorrerlo sotto la pioggia mi sono allagato". Una scena che combacia con quanto raccontato da Carparelli sulla sera dell'aggressione. Del fotografo sul cellulare di Alex ci sarebbe anche una foto, che qualcuno aveva provato a cancellare dopo l'arresto del broker (il 28 dicembre, giorno dell'ultima aggressione in ordine cronologico, quella a Barbini).

L'agguato a Stefano Savi.

L'ultima traccia compromettente recuperata dalla memoria del telefonino di Alex è relativa all'agguato a Stefano Savi: lo studente 25enne sfregiato "per errore" perché molto simile a Giuliano Carparelli. La notte dell'agguato, avvenuto tra l'1 e il 2 novembre in via Quarto Cagnino, è stata ricostruita da Magnani, che ha sempre detto di non sapere cosa lui e gli altri due stessero andando a fare. Tanto che è stato l'unico a tenere il cellulare acceso, facendosi agganciare da una cella della zona dell'aggressione. Martina e Alex, invece, i loro cellulari li avevano spenti. Non sempre, però: alle 4.29 Boettcher ha infatti chiamato Magnani per dirgli di scendere. I tre si sono poi diretti verso l'abitazione dell'ignaro 25enne, al quale poco dopo avrebbero rovinato per sempre la vita. Se solo in due, o anche con la partecipazione di Boettcher, lo stabiliranno i giudici.