Prosegue nel Bresciano l'emergenza sul latte contaminato da aflatossina (sostanza potenzialmente cancerogena per l'uomo), che ha portato a un'inchiesta che coinvolge al momento 50 persone. Come riporta il Corriere della sera, nell'ultimo mese i controlli effettuati dai veterinari dell'Ats di Brescia (ex Asl) hanno portato alla distruzione di 14mila litri di latte contaminato. Quattordici le stalle risultate non a norma sulle 288 controllate, anche se la percentuale di non conformità è in calo: si è passati dal 7 per cento del campione non a norma al 4,9 per cento.

L'emergenza è dunque in calo rispetto a marzo, quando l'inchiesta è esplosa nella sua drammaticità: ma è tuttavia ancora presente. Nel latte eliminato l'aflatossina, sostanza introdotta dai bovini attraverso il mais, era presente in valori superiori ai 50 nanogrammi per litro. I responsabili delle aziende coinvolte hanno provveduto subito a buttare il latte contaminato, evitando così di farlo finire nei caseifici: un circolo vizioso che aveva portato negli scorsi mesi al sequestro di migliaia di forme di formaggio Grana Padano potenzialmente pericolose per l'uomo.

Il danno provocato dall'eliminazione del latte contaminato è pari a cinquemila euro, sicuramente compensato però dal ritorno di immagine che l'immediata distruzione della sostanza non a norma comporta sui consumatori, sicuri di consumare latte e formaggio sani. Anche i numeri dell'inchiesta condotta dal sostituto procuratore di Brescia Ambrogio Cassiani in realtà parlano di pochi casi – tre – nei quali si sospetta che titolari di aziende casearie abbiano deliberatamente utilizzato latte non a norma per produrre formaggio. Al momento prevale la massima collaborazione tra allevamenti, caseifici e autorità sanitarie per preservare un settore in difficoltà, dove comunque i controlli sono serrati: l'Ats sottolinea infatti che tutti i caseifici bresciani, specie i 28 associati al consorzio Grana Padano, verificano quotidianamente il latte in ingresso negli stabilimenti per controllarne la qualità.