Il giudice per le udienze preliminari di Milano, Ambrogio Moccia, ha accolto giovedì le richieste di patteggiamento avanzate da sei imputati – già concordate con i pubblici ministeri – nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta "cupola degli appalti" dietro Expo 2015. Risultato: per lo scandalo scoppiato a maggio di quest'anno andrà a processo solo un imputato: l'ex direttore generale di Infrastrutture lombarde Antonio Giulio Rognoni, che sarà processato con rito immediato il prossimo due dicembre. Com'era stato già previsto circa un mese fa, tutti gli altri imputati usciranno dal procedimento giudiziario con pene intorno ai 3 anni. Tre anni e 4 mesi, per la precisione, per l'ex Dc Gianstefano Frigerio, mentre 3 anni, oltre a un risarcimento di 10mila euro, per l'ex Pci Primo Greganti. I loro nomi avevano fatto scalpore in quanto già protagonisti, in passato, della stagione di Tangentopoli. I due hanno però sempre negato ogni addebito. Frigerio ha contestato ai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, titolari del fascicolo, di aver enfatizzato i "colloqui tra quattro vecchietti", mentre per Greganti la scelta del patteggiamento potrebbe essere stata dettata dalle sue condizioni di salute.

Inchiesta Expo: patteggiano tutti, solo uno a processo.

Il gup Ambrogio Moccia ha accolto anche le richieste di patteggiamento avanzate dall'ex senatore del Pdl Luigi Grillo – 2 anni e 8 mesi di carcere e risarcimento di 50mila euro -, dall'imprenditore Enrico Maltauro – 2 anni e 10 mesi -, dall'ex esponente ligure dell'Udc Sergio Catozzo – 3 anni e 2 mesi -, e dall'ex manager di Expo Angelo Paris, che ha patteggiato 2 anni, 6 mesi e 20 giorni oltre a un risarcimento alla stessa società Expo di 100mila euro. Tutti e sei gli imputati sono accusati di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d'asta, in relazione ad alcuni appalti legati all'Esposizione universale come quello di architettura dei servizi, oltre a progetti su Sogin e la sanità lombarda. L'unico che ne risponderà davanti a un giudice è l'ex dg di Ilspa Rognoni, ritenuto dall’accusa uno dei personaggi di spicco della "cupola degli appalti". In questo caso non ha voluto proporre un patteggiamento: aveva tentato la strada del rito alternativo – richiesta respinta – per l’altro processo in cui è imputato, relativo alle accuse per turbative d’asta nell’assegnazione di alcuni servizi e consulenze mentre dirigeva Infrastrutture lombarde.