Una lettera scritta a mano, indirizzata al "Corriere della sera", per raccontare l'odissea vissuta ogni giorno, da 5 anni a questa parte, da un pensionato milanese di 92 anni e dalla moglie 90enne. Lui si chiama Eros Mischi, e da 5 anni ogni giorno va a trovare la moglie, ricoverata in coma all'interno di una residenza sociale assistita, il Golgi Redaelli di Milano. La consorte è in stato vegetativo a causa di un ictus che l'ha colpita nell'aprile del 2011: in precedenza era già affetta da Alzheimer. Il marito adesso lancia un appello: "Ben venga l'eutanasia, che ponga fine per entrambi alle nostre tribolazioni. Per favore, fateci morire!".

La moglie gli aveva detto: "Non vorrei finire come Eluana Englaro"

Le poche righe, scritte a mano il 20 dicembre, riportano alla ribalta il tema della "dolce morte", tutt'ora vietata nel nostro Paese. Un argomento che puntualmente si ripropone in presenza di casi di cronaca, come quello di Eluana Englaro, che sono solo le punte di un iceberg fatto di storie e sofferenze private di malati terminali e delle loro famiglie. Il 92enne Eros Mischi, nella sua lettera indirizzata al giornalista Giangiacomo Schiavi, spiega che assieme alla moglie avevano dibattuto a lungo sull'argomento. La donna le aveva detto: "Non vorrei finire così", riferendosi proprio al caso di Eluana, rimasta in stato vegetativo per 17 anni.

Eros, ex dirigente della Pirelli e del Credito Italiano, dal 2012 ogni pomeriggio va a trovare la moglie: lei non vede, non parla, è completamente paralizzata e alimentata con un tubicino. L'assistenza è affidata a una cooperativa, ed è costosa: 80 euro al giorno, spese che prosciugano interamente la pensione di Eros, che non ha però mai chiesto aiuto ai suoi tre figli, ammirati dal comportamento del genitore. La domanda che aleggia tra le righe della lettera è di quelle dalla risposta difficilissima: si può definire vita lo stato in cui si trova da anni la sua compagna? Le risposte Eros le ha cercate, anche pensando all'omicidio e al suicidio e scrivendo al ministro della Sanità. Finora, però, più forte della rabbia e della disperazione per la condizione di sua moglie, "trattata come una valigia da aeroporto", è stata la dignità di un uomo lasciato solo dallo Stato nella sua sofferenza.