A Milano è il giorno di Fabrizio Corona. L'ex re dei paparazzi, a processo per i 2,6 milioni di euro trovati nel controsoffitto della casa di una sua collaboratrice e in due cassette di sicurezza in Austria, ha spiegato l'origine di quei soldi e perché si trovassero lì. Corona, arrivato in tribunale dal carcere di San Vittore con un libro di Gianrico Carofiglio tra le mani, ha detto che i soldi sono il frutto di serate e campagne promozionali alle quali ha partecipato tra il 2008 e il 2012, dunque dopo essere uscito dal carcere per la vicenda di Vallettopoli e prima di rientrarvi per la vicenda dei foto-ricatti. L'anno d'oro è stato in particolare il 2009, quando, come riferito dal fotografo, assieme alla sua fidanzata dell'epoca Belen Rodriguez sono diventati una "coppia mediatica eccezionale": "Come Bonnie e Clyde eravamo, tutto quello che toccavamo diventava oro, guadagnavamo cifre folli".

I soldi in nero e la "voluntary disclosure"

Davanti al pubblico ministero Alessandra Dolci Corona, imputato per intestazione fittizia di beni, frode fiscale e violazione delle norme patrimoniali sulle misure di prevenzione ha in pratica ribadito la sua linea di difesa: cioè che tutti quei soldi erano "nero" frutto del suo lavoro. Un fiume di denaro – confermato anche dalle deposizioni di alcuni clienti e collaboratori del fotografo – sul quale, grazie alla "voluntary disclosure" del governo Renzi, Corona avrebbe potuto pagare le tasse. Nel 2012, quando Corona temeva di finire nuovamente in carcere per la vicenda delle estorsioni, il fotografo dei vip ha preso i soldi, depositati in tre cassette di sicurezza, e li ha affidati alla sua collaboratrice Francesca Persi (arrestata assieme a lui lo scorso 10 ottobre e coimputata), che li ha murati nel controsoffitto: "Li ha murati lei da sola i sacchi con il denaro, senza aprirli e senza sapere il contenuto totale. Lei ha visto solo dei pacchi incelofanati", ha spiegato Corona, che ha poi aggiunto che la Persi "purtroppo ha sempre nutrito un amore forte per me. La conosco da 20 anni, mi fido di lei e la considero una persone onestissima. Sapevo che non mi avrebbe mai rubato un solo euro". L'ex fotografo ha poi aggiunto: "La Dda sperava che ci fossero 500 kg di cocaina in quel controsoffitto e invece c'erano semplicemente soldi".

Il contante in nero è sempre stato "un problema" per Corona, che per questo cercava "di pagare il più possibile in nero i dipendenti della mia società". Soldi che non dichiarava: "Venivo da un momento difficile dopo il primo arresto, lo raccoglievo e lo mettevo in tre cassette di sicurezza, due intestate ad una mia amica di cui non voglio fare il nome". Nel suo racconto al pm Corona ha anche detto: "Potevo fare come Tulliani a Dubai e fare la bella vita, invece di consegnarmi agli agenti dopo la fuga in Portogallo", dopo la prima condanna definitiva nel 2013.

Corona: "Nel 2012 ho iniziato a fare uso di cocaina"

Nel corso della prima parte del suo interrogatorio Corona se l'è presa con alcuni articoli di stampa, ma anche con il pm del caso "Vallettopoli" Henry John Woodcock, tanto che il giudice Guido Salvini gli ha chiesto di "non polemizzare ed evitare toni da comizio". L'ex re dei paparazzi ha poi raccontato anche vicende personali, come di quando "Belen Rodriguez perse il figlio" e del periodo nel quale, quando la paura di finire in carcere era imminente "ho iniziato a fare tanto uso di cocaina". Sempre nello stesso periodo, nel 2012, Corona ha poi maturato la decisione di affidare i contanti delle tre cassette di sicurezza alla Persi. L'intenzione era di riprenderli quando fosse uscito dal carcere. A fine settembre del 2016 per Corona, che si avvicinava all'udienza che avrebbe dovuto decidere sulla continuazione tra i reati delle sue condanne definitive, i soldi in nero sono diventati "un problema immane, se avessi detto ‘ho nascosto 1,8 milioni ‘cash" mi avrebbero dato 27 anni".