Bernardo Caprotti ha lasciato il controllo di Supermarkets Italiani, la società che detiene il controllo di Esselunga, alla moglie Giuliana Albera e alla figlia Marina. Lo si apprende dopo l'apertura del testamento. I tre figli del patron e fondatore della catena di supermercati avevano ciascuno una quota di successione pari al 16,6 per cento. La moglie possedeva il 25 per cento delle azioni. Si trattava della percentuale legittima, cioè quella su cui Bernardo Caprotti non aveva possibilità di scelta. Nel suo testamento poteva decidere di assegnare il 25 per cento di quote nella sua libera disponibilità e ha scelto di cederle alla moglie e alla figlia Marina. Insieme, le due donne possiederanno il 66,7 per cento dell'intero capitale. A loro spetterà il compito di amministrare un impero da 7,3 miliardi di euro di fatturato e 290 milioni di utile con un valore di circa 6 miliardi.

Agli altri due figli, Giuseppe e Violetta, avuti con la prima moglie, resta il 16,6 per cento ciascuno. Estromessi anni fa dall'azienda di famiglia, i due sono impegnati da allora in una battaglia giudiziaria che, probabilmente, continuerà anche dopo la morte del padre. Proprio per evitare una guerra di successione tra i figli, l'anziano fondatore sperava di trovare un acquirente per l'impero Esselunga prima della sua morte. Nel suo testamento, Caprotti ha inoltre lasciato i suoi risparmi ai nipoti e alla segretaria Germana Chiodi, alla quale aveva già fatto in passato una donazione milionaria.

Congelata la vendita di Esselunga.

Il consiglio di amministrazione di Supermarkets Italiani ha deciso di congelare la vendita di Esselunga,  "in considerazione della scomparsa del dottor Bernardo Caprotti. Al posto del fondatore è stato nominato presidente Piergaetano Marchetti. Tutti i consiglieri "hanno espresso gratitudine ed hanno reso omaggio alla figura del fondatore per la straordinaria storia imprenditoriale di cui è stato protagonista e che ha consentito ad Esselunga di diventare leader riconosciuto a livello internazionale nel settore della grande distribuzione".