A suo carico ci sono una serie di reati commessi fin dagli anni '80: traffico di droga, sequestri di persona e, soprattutto, l'accusa di essere uno dei boss che ha gestito le attività della ‘Ndrangheta in Lombardia. Del resto il cognome di Rocco Papalia è uno di quelli che pesano ben oltre i confini di Buccinasco (hinterland milanese) dove da anni si è trasferito con la sua famiglia. La sua carriera carceraria è iniziata il 10 settembre del 1992 a Cagliari e, nonostante una condanna a 30 anni confermata nell'ottobre del 2015 per l'omicidio di Giuseppe De Rosa commesso il 9 ottobre del 1976, la sua detenzione al 41 bis è terminata a maggio di quest'anno per decorrenza della pena, in base agli sconti previsti dall'ordinamento.

È normale quindi che, tornato nella sua Buccinasco, Rocco Papalia sia stato seguito con attenzione dalla stampa, dalla cittadinanza attiva nonché dalle forze dell'ordine. Ma il vecchio capo non ha mai amato le "attenzioni" a suo carico: proprio a maggio la sua presenza alla comunione della nipote era finita con insulti e minacce (nemmeno troppo velate) ai giornalisti, tra cui l'inviato proprio di Fanpage.it. Ora Rocco Papalia ha deciso di ufficializzare la sua richiesta di silenzio con tanto di lettera ufficiale, vergata dai suoi avvocati, e spedita direttamente al sindaco di Buccinasco: "in nome di "quella pace sociale da tutti doverosamente inseguita, e al di la' di ‘intemperanze' dei mezzi di comunicazione – si legge nella lettera inviata al sindaco dal boss – ci appelliamo dunque a Lei per condividere i medesimi auspici". Il boss chiede di essere dimenticato "in nome di quella pace sociale da tutti doverosamente inseguita".

La risposta del sindaco: Buccinasco non starà in silenzio.

La risposta del sindaco Rino Pruiti non si è fatta attendere. In un comunicato pubblicato sul sito dell'amministrazione (dall'inequivocabile titolo "La risposta è no, non staremo in silenzio") il sindaco scrive: “La risposta deve essere chiara e non può che essere una: no. Buccinasco non starà in silenzio, Buccinasco non potrà mai considerare Rocco Papalia come un cittadino uguale agli altri, perché lui non lo è. Non possiamo far finta di niente e dimenticarcene, tutt’altro, noi lo vogliamo far sapere a tutti, vogliamo far conoscere la storia della ‘Platì del Nord’, un appellativo che non abbiamo scelto noi e non ci piace ma che non possiamo ignorare”. E aggiunge: "“Tra gli ultimi atti dell’Amministrazione precedente – ricorda il sindaco Pruiti – il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno proprio dopo il ritorno di Papalia a Buccinasco. Con quell’ordine del giorno, oltre a lanciare l’iniziativa dei lenzuoli bianchi contro le mafie che ha avuto tanta pubblicità sui media, abbiamo chiesto a Papalia di chiedere scusa alla nostra città per il male che ci ha fatto, un pentimento per le sue azioni. Una lettera di questo tenore i suoi avvocati non l’hanno protocollata, noi ci aspettiamo questo, non altro possiamo accettare. Per questo moltiplicheremo le iniziative e lo faremo soprattutto nella villa confiscata di via Nearco, accanto a dove vive lui. Non dimentichiamo l’insegnamento del giudice Paolo Borsellino che invitava i giovani a parlare di mafia, parlarne alla radio, in televisione, sui giornali, parlarne”."

E ha ragione da vendere, il sindaco Pruiti. Il silenzio e il mancato esercizio della memoria è il regalo più grande che si possa concedere alle mafie. Ai mafiosi che sono stati, che sono e anche a quelli che saranno il Nord Italia ha regalato fin troppi anni di colpevole distrazione. Le responsabilità (mica solo quelle penali, soprattutto quelle civili) sono elementi di cui fare memoria per non incorrere negli stessi errori. E se Papalia è infastidito dal troppo clamore, se ne farà una ragione.